04.05.2007
Un centro per i giovani: la “poetica del riuso” di Giandebiaggi & Mora
Creare da un vecchio edificio, fatiscente nelle sue opere strutturali e inadeguato nei caratteri formali e funzionali, un luogo nuovo, in cui l’entusiasmo, l’estro e l’espressività connaturati al mondo giovanile siano i protagonisti, adottando soluzioni tecniche e formali contemporanee: è questo, in sintesi, l’obiettivo del progetto architettonico del Centro aggregativo giovani “Esprit” di Parma, fimato dagli Architetti Associati Giandebiaggi & Mora.
“Il complesso aveva bisogno di un ridisegno totale, che, conservando l’edificio preesistente, creasse nuove prospettive, nuove sensazioni, una percezione spaziale in grado di stimolare l’espressività”– precisano i progettisti.
Gli Architetti Associati Giandebiaggi & Mora proseguono con quest’opera un percorso, consolidato nel tempo, di connubio tra tradizione e innovazione, tra regola del buon costruire e ricerca di una immagine formale contemporanea. Dopo le tante architetture – raccolte nel sito www.giandebiaggiemora.it – sviluppate nei diversi ambiti del vivere – i luoghi per la residenza, il lavoro, l’educazione, la cura, lo sport, il sacro, ecc. – questo nuovo intervento tocca il tema del sociale e di quella particolare sfera, estremamente complessa e delicata, connessa alle problematiche giovanili.
L’edificio che ospita l’Esprit fu costruito negli anni ’30 con la funzione di scuola elementare – era la scuola comunale della frazione Crocetta. Nasce quindi con i tipici caratteri dell’edilizia scolastica dell’Anteguerra: un lungo corridoio centrale, che attraversa longitudinalmente l’edificio, che dà accesso alle aule ripartite da una parte e dall’altra. Successivamente, trasferita la scuola in una nuova e più consona sede, fu, in parte, utilizzato dagli assistenti sociali della terza Circoscrizione Pablo Golese–S. Pancrazio, in parte, divenne una sede decentrata dell’Avis.
L’inserimento di nuovi spazi – due laboratori didattici, un’area giochi di società, una sala rappresentazione, una sala narrazione, una sala musica – ha comportato una serie di adeguamenti strutturali e impiantistici, l’eliminazione delle barriere architettoniche ma soprattutto ha reso necessaria l’operazione di restyling cioè l’inevitabile creazione di una nuova immagine architettonica delle superfici interne e dell’involucro esterno.
Gli spazi interni acquistano una veste più “giocosa” grazie all’impiego di materiali e colori non austeri, innovativi e interattivi. Originale l’uso della lamiera forata per contraddistinguere gli spazi connettivi di distribuzione: sottoforma di onda nel soffitto, di rivestimento murario all’ingresso con funzione interattiva di bacheca e come sponda nei muretti che accompagnano il percorso di accesso. I pavimenti dei locali e i rivestimenti di parete dei bagni in gomma, i telai delle porte in legno laccato colorato liberano le superfici interne dall’aspetto austero che apparteneva alla scuola. I colori, le forme curvilinee, le geometrie nette e variegate diversificano i luoghi per l’espressione grafica, plastica, teatrale, musicale e multimediale e consentono ai giovani e agli operatori di lavorare come in un’officina di idee e di esperienze.
Ma è soprattutto il progetto dell’involucro esterno che ha connotato l’operazione di recupero dell’ex–scuola. Una serie di nove pilastri a doppia altezza rivestiti in laterizio definiscono il prospetto principale; proponendosi come parete–diaframma, distaccata ma in adiacenza del prospetto originario, ancora chiaramente visibile, lo ridisegnano. Elementi tradizionali in mattone faccia vista – muriccioli, pilastri, panchine – si combinano con elementi di nuova tecnologia – tiranti in acciaio e lamiere microforate – unendo tra loro il passato della vecchia scuola elementare col presente–futuro del nuovo centro sociale.
Due fioriere delimitate da muriccioli sinuosi trattati superficialmente con un rivestimento in laterizio e in parte sormontati da un elemento in lamiera forata accompagnano “gentilmente” il visitatore–fruitore verso l’ingresso del Centro, fendendo armoniosamente la teoria di pilastri del nuovo prospetto.
La sistemazione dell’area verde circostante contribuisce a rendere ancora più gradevole la struttura. Il verde, prima nascosto ed “occupato” è riemerso e circoscrive l’edificio, creando con le strutture nuove linee, nuovi percorsi. Alberi, siepi e percorsi pedonali così come i sei accessi dell’edifico verso il giardino permettono di rendere maggiormente fruibile lo spazio aperto, rafforzando il rapporto funzionale e formale tra interno e esterno.
L’iniziativa del Comune di ridare vita ad un vecchio edificio dismesso ha fornito alla città un’importante occasione non solo per aiutare giovani in difficoltà, diversamente abbandonati a se stessi, ma anche per attivare processi di riqualificazione della periferia. Attraverso l’operazione di recupero funzionale di un contenitore caduto in disuso e la ridefinizione formale di un involucro di scarso valore storico–architettonico un piccolo pezzo di periferia può arricchirsi di nuovi contenuti e nuovi spunti formali.
La “poetica del riuso”
La ricerca dello studio Giandebiaggi & Mora è rivolta a cogliere ed interpretare i rapporti di relazione tra lo spazio costruito e lo spazio circostante. Di qui una serie d’interventi architettonici concepiti con riferimento ad un’analisi rigorosa del contesto e del controllo del progetto mediante il progressivo e continuo affinamento degli strumenti compositivi legati alla geometria, alla tipologia, alla proporzione ed ai materiali impiegati.
Lo sviluppo delle riflessioni e della ricerca, nell’ambito della disciplina, tiene sempre presente il significato intrinseco della centralità del progetto d’architettura ma comunque in stretta relazione alle implicazioni connesse alla sua effettiva realizzazione ed al successivo utilizzo dell’edificio. Forma e contenuto, spazio vivo, espressivo ma rigoroso e nel medesimo tempo qualità dell’abitare e della fruizione sono quindi temi sempre riassunti e motivati con energia ed entusiasmo nelle scelte operate dallo studio.
La “poetica del riuso” che caratterizza le opere dei due architetti parmigiani persegue l’obiettivo di riqualificare l’esistente nel rispetto di ogni sua valenza e di valorizzare ogni segno preesistente: il gesto antropico che precede l’intervento progettuale costituisce una linea guida per il nuovo intervento .
La rifunzionalizzazione del vecchio organismo, per rispondere alle nuove esigenze funzionali e prestazionali che seguono la “vocazione” del luogo, si serve di un apparato tecnologico aggiornato che prevede l’uso di materiali e soluzioni avanzate. Il dettaglio innovativo – tecnologico o compositivo – fornisce la soluzione cercata.
Il vecchio e il nuovo si armonizzano così in uno “spazio unico”. Ogni parte rimane distinta nel rispetto della propria identità: l’elemento che si sceglie di mantenere così come la parte che si aggiunge ex-novo o che va a sostituire una vecchia porzione mantengono la loro leggibilità, singolarmente, ma anche nell’insieme organico del nuovo sistema architettonico.
Stampa
-
Indietro
|
|